 |
|
 |
|
|
Gli
attuali scenari internazionali di mercato, in particolare
negli ultimi anni, hanno mostrato quanto i fenomeni
di discontinuità e di incertezza possono creare
reali pericoli di competitività qualora le imprese
non dispongano di sistemi organizzativi e tecnologici
orientati a governare l'economia di velocità.
Disporre quindi delle informazioni di business
e di relazione con i clienti (anche
attraverso la conoscenza geografica del business)
è da sempre un fattore strategico e di competitività,
ma oggi è altrettanto importante disporre delle
informazioni con maggior velocità e ovunque
ci si trovi. Da qui il concetto di economia
di velocità legato a quello di accesso
mobile alle informazioni. E’ inoltre
indispensabile tenere sotto controllo i costi
(vista la tendenziale contrazione dei margini), a partire
dalla filiera dei fornitori, infatti,
misurare sistematicamente la qualità, l'affidabilità
e la coerenza dei prezzi pattuiti con i fornitori diventa
un fattore di competitività e di decisione fondamentale.
E’ essenziale non trascurare la continua tensione
che si deve porre per analizzare le performance
aziendali nel loro complesso mettendo in gioco tutta
la catena del valore: in sostanza comprendere
come le azioni messe in campo per aumentare
l'efficienza dei processi interni, per ottenere risparmi
di gestione, per aumentare la redditività delle
vendite, per far girare meglio i prodotti a magazzino,
per accorciare i tempi di incasso, per ottimizzare l'utilizzo
degli organici, possono essere tra loro correlate
e misurate attraverso una serie di indicatori
di performance semplici e ad alta valenza informativa
e decisionale.

|
| I
nuovi paradigmi |
| |
- Governance: le aziende che adottano
modelli organizzativi per processi estesi e pensati
in rete e supportati dai sistemi tecnologici ed applicativi
di net-business intelligence fondano la loro vision
operativa e direzionale sulla capacità di governare
dinamicamente i fenomeni di business e di performance
rilavanti
- Digitalizzando l’intera catena del valore
(o almeno i suoi processi più critici) l’informazione
scorre fluida raggiungendo ogni livello organizzativo
e ogni momento di fabbisogno informativo con la necessaria
e pertinente valenza informativa, riducendo i tempi
di latenza caratteristici dei processi tradizionali
non digitalizzati.
- Il sistema di Net-Business Intelligence permette,
nell’erogazione dei flussi informativi sia la
modalità pull (è l’utente che
accede nei bacini informativi dell’azienda),
che la modalità push (è il sistema che
raggiunge l’utente) secondo rules definite e
conosciute dal sistema che scattano a fronte di particolari
condizioni (event driven) endogene (scostamento negativo
dai valori di budget mensilizzati oltre una certa
soglia critica, indici di rotazione dei magazzini
sotto il valore fissato) o esogene (il valore di cambio
nell’ultima settimana sta penalizzando gli acquisti,
si è alzato nell’ultimo mese il tasso
di perdita di clienti nel mercato canadese, etc.)
- Il controllo è sistematico e automatico,
fornisce infatti in modalità push ai managers
delle diverse business unit alcuni indicatori strategici
sintetici (Key Performance Indicators) e nello stesso
tempo permette ai key users di approfondire particolari
fenomeni attraverso KPI rappresentativi dei singoli
processi in modalità pull.
- Solo alcuni anni fa, l’informazione veniva
resa disponibile solo sotto forma di reports statici,
onerosi da produrre per l’IT e spesso obsoleti
una volta giunti nelle mani degli utenti. Ora la tecnologia
della Business Intelligence permette all’azienda
di disporre delle informazioni quando servono, di
analizzarle on line e prendere decisioni importanti
per il business, nel nuovo quadro mondiale caratterizzato
da:
- Ipercompetizione
- Economia di velocità
- Interconnettività
|
| Alcune
riflessioni: |
| |
Marketing
Da anni, i Responsabili Marketing sentono la necessità
di misurare alcuni importanti indicatori chiave come
la customer satisfaction, la customer
retention, il costo per contatto
(CPC), il costo per risposta (CPR),
il costo per azione (campagna). Tipiche
domande dei marketer: “Quale è stato
l’effetto della campagna primaverile sulla customer
retention?”, oppure “Quanto è incrementato
il valore complessivo dei clienti appartenenti al
segmento top dell’analisi RFT in seguito alla
campagna primaverile?”
Vendite
I sistemi di Sales Force Automation consentono ai
Direttori Vendite di integrare tutti i dati relativi
alle vendite per ottenere una visione dettagliata
della pipeline e poter effettuare previsioni
di vendita più precise. Paradossalmente, tuttavia,
anche se le organizzazioni stanno raccogliendo informazioni
sulle vendite in modo sempre più efficace,
molte non hanno ancora compreso i benefici che possono
derivare dalla capacità di analizzare questi
dati a livello sia generale che di dettaglio. Molte
informazioni utili, infatti, sono ancora immagazzinate
in sistemi operazionali (ERP, Legacy) non integrati
tra loro. Tipiche domande dei Sales Manager: “Di
quanto incrementeremo le vendite con la nuova rete
indiretta ?, “Che sconto commerciale possiamo
fare ai clienti per raggiungere gli obbiettivi di
vendita del prossimo trimestre?”, “Quale
margine commerciale dobbiamo difendere su quella linea
di prodotto ?”
Business Performance Analysis
Spesso le informazioni che potrebbero permettere
di prevedere l’approssimarsi di un momento critico
e di definire una nuova strategia non sono facili
da reperire e utilizzare. Poiché i dati sono
dispersi tra i numerosi database aziendali, può
risultare particolarmente difficile riuscire a costruire
un quadro preciso dell’andamento dell’azienda.
La business intelligence aiuta le imprese a liberare
tutto il valore di queste informazioni: permettendo
di monitorare il flusso di cassa,
la profittabilità e l’esposizione
al rischio, consente di analizzare
e comprendere eventuali variazioni nel business,
contribuendo a evidenziare possibili situazioni critiche
prima che divengano un problema. In questo modo, diviene
possibile rispondere a domande come “In che
modo è variata la profittabilità, espressa
in rapporto al numero di dipendenti, o di prodotti,
nel corso degli ultimi dodici mesi?” e “Quanto
hanno contribuito a questo dato i miglioramenti nell’efficienza
della supply chain?”, o ancora “Quanto
hanno inciso le nuove condizioni di pagamento sul
cash flow ?”.
Logistica
L’ottimizzazione dell’efficienza ed efficacia
di supply chain e linea di produzione è da
sempre riconosciuta come un importante fattore di
vantaggio competitivo per le aziende. Trasferire i
componenti dai fornitori alla linea di produzione,
e poi consegnare il prodotto finito ai clienti, il
tutto con la massima rapidità e al minor costo
possibile, è un compito particolarmente complesso.
Una delle sfide da affrontare è che nel corso
di questo processo vengono raccolte numerose informazioni,
ma solo raramente è possibile analizzarle.
La business intelligence consente alle organizzazioni
di semplificare e ottimizzare la supply chain
e migliorare la qualità dei prodotti.
Reports disponibili con scadenze regolari permettono
di monitorare la qualità dei prodotti, le prestazioni
della produzione, i livelli di inventario e le tempistiche
di consegna, l’affidabilità dei fornitori
di prodotto e di servizio. Rispondendo a domande come
“Quanti difetti di produzione ci sono stati
rispetto all’anno scorso?”, “Fino
a che punto possono essere attribuiti a cambiamenti
di fornitori?”, “Quale è stato
l’effetto sui costi per prodotto consegnato?”,
o ancora “a quali fornitori possiamo assegnare
la preferenzialità in futuro ?”.
Risorse umane
Un tempo, i professionisti delle risorse umane si
focalizzavano più sul monitoraggio di paghe
e stipendi e dei rapporti con i dipendenti, che sul
supporto proattivo degli obiettivi di business dell’azienda.
Oggi, in un’economia in rapida evoluzione, nella
quale risulta fondamentale mantenere un vantaggio
competitivo, molti Responsabili delle Risorse Umane
sono passati da un semplice ruolo di organizzazione
a una visione di alto livello di gestione strategica
del personale. Grazie alla Business Intelligence,
i Responsabili Risorse Umane possono ottenere una
migliore comprensione della gestione del personale,
e contribuire in prima persona a ottimizzare l’andamento
del business. Possono infatti analizzare fenomeni
come il turnover nelle diverse sedi, individuare la
provenienza delle risorse più dotate o capire
i principali fattori di soddisfazione dei dipendenti,
assegnare compiti e mansioni in funzione degli skill
maturati, offrire un sistema di supporto alle prestazioni
che permetta ai collaboratori in contatto con i clienti
di erogare il miglior servizio.
|
| La
metodologia |
| |
La metodologia, messa a punto da KYROS grazie a oltre 12 anni di esperienza in interventi di consulenza e di progettazione di sistemi di Net-Business Intelligence, rappresenta la best practice di riferimento, permette in tempi rapidi e a costi certi di disegnare i modelli e le architetture idonee all'introduzione nell'Azienda del suo corretto sistema di Net-Business Intelligence.
La metodologia Redution Decision Latency (RDL)
La misura del valore dell'informazione
Ma che valore attribuire all'informazione e alla conoscenza?
Misurare il ritorno dell'investimento (Roi) di un sistema di I&CT è un problema molto complesso (spesso si riduce ad un effimero e deludente esercizio matematico): a fianco di costi e benefici tangibili, vi sono vantaggi (e oneri) non tangibili e di difficile identificazione, ma non per questo meno importanti.
Nel modello di Porter il valore aggiunto di ogni attività di una catena di produzione viene misurato confrontando il valore di mercato dei prodotti in uscita con il costo di quelli in entrata. Nella logistica dell'informazione questo confronto è irrealizzabile, poiché è arduo dare un valore di mercato (tranne per quelle società che producono e vendono informazioni: finanziarie, di rating, banche dati, analisi di mercato, etc.) agli input e agli output in gioco.
Al contrario, si può valutare l'influenza che le informazioni prodotte hanno avuto sul processo decisionale con riferimento a diversi aspetti delle informazioni utilizzate: puntualità, utilizzo, scambio . In altre parole, si tratta di valutare quanto il processo decisionale avrebbe potuto essere migliorato se le informazioni fossero state disponibili più in fretta, o in quantità maggiore, o di qualità più elevata, o di diverso tipo. Si inverte dunque il senso del quesito: “Quanto ci costa un'opportunità di vendita persa perché non si prevedeva la crescita della domanda corrente, o un magazzino colmo di prodotti invenduti perché non si sospettava una flessione del consumo?” Indicatori evidenti di mancanza d'informazione.
Così come i beni materiali (tranne le opere d'arte) perdono valore nel tempo, si usurano e richiedono continui investimenti per riprodurli o ripararli, il valore dell'informazione precipita man mano che si allontana dal momento nella quale è stata generata e serviva. Ecco perché molti manager percepiscono l'innovazione tecnologica come costo piuttosto che come opportunità.
Invece, il ritorno e la redditività a fronte dell'implementazione di una infrastruttura I&CT si deve tradurre in risposte di ordine qualitativo alle domande più tipiche di ogni imprenditore:
- venderemo di più e meglio?
- acquisiremo nuovi clienti?
- fidelizzeremo i clienti?
- controlleremo meglio i fornitori e i costi?
- aumenteremo le performances generali?
- ottimizzeremo l'allocazione delle risorse?
- diminuiremo i tempi di latenza decisionale?
Non essendo la business intelligence uno strumento direttamente correlato a un'attività di vendita, non è misurabile in maniera lineare, ma si possono prendere in considerazione poche ma importanti variabili tra loro interdipendenti:
- Il modello di active business intelligence: disegnato a partire dalla precisa identificazione dei momenti di valore decisionale peculiari di ogni organizzazione: dove (in quale punto del processo informativo e decisionale emerge l'esigenza) chi (quali utenti sono portatori/generatori di informazioni, chi ne è fruitore, e chi con esse deve decidere), quale (quale informazione mettere a disposizione, meglio poche e altamente rappresentative del fenomeno), quando (il momento temporale di uso dell'informazione), e infine come (è l'informazione che deve raggiungere l'utente – modalità push/braodcasting/narrowcasting - o è quest'ultimo che deve accedere all'informazione in funzione degli eventi – modalità pull - ?). In sostanza si ribalta l'approccio tradizionale (dalle informazioni agli utenti) verso un approccio che definiamo di Active Business Intelligence (dai fabbisogni informativi degli utenti alle informazioni disegnate per quei fabbisogni), per ridurre quella distanza (action distance) che separa il momento nel quale serve l'informazione (momenti di valore) dalla sua effettiva disponibilità.
- L'obiettivo di ridurre il tempo di latenza decisionale: si riduce drasticamente il tempo necessario per procurarsi le informazioni, passo fondamentale per velocizzare le decisioni.
- Il numero degli utenti coinvolti: L'implementazione di queste tecnologie ha un costo (indipendentemente dal numero di persone che le utilizzano), quindi maggiore è il numero di utenti, migliore è lo sfruttamento dell'investimento e maggiore sono le performances degli utenti (che non hanno più l'alibi del tipo “non avevo l'informazione per fare”) supportati dalle informazioni nelle decisioni operative piuttosto che strategiche. Così'ec come il capitale si valorizza facendolo girare (investendolo), anche l'informazione aumenta la sua valenza facendola circolare.
- L'adozione delle idonee tecnologie abilitanti di business intelligence : varie piattaforme sono oggi sul mercato, ma non tutte sono abilitanti del modello di business intelligence che si vuole implementare. Dipende da diversi fattori, dal fattore dell'ampiezza (numero di utenti coinvolti, numero delle fonti dati, dimensione del data warehouse, dimensione e frequenza delle distribuzione delle informazioni, etc.) a quello della profondità (complessità dei flussi informativi/decisionali, complessità delle logiche di analisi, modalità di interazione/navigazione, etc.)
-
Quindi l'obiettivo di alzare significativamente il valore dell'informazione :
siamo giunti al punto cruciale. L'idea di fondo è dare una misura all'informazione - un rate - al patrimonio informativo realmente fruibile (come sappiamo molte informazioni restano orfane di utenti nelle imprese, o si disperdono senza essere capitalizzate) attraverso un semplice indicatore risultante da una semplice formula che mette in gioco aspetti quantitativi (numero degli utenti coinvolti rispetto gli utenti ideali – quelli che si potrebbe coinvolgere in termini assoluti -, riduzione del tempo di latenza decisionale) e aspetti qualitativi (coefficienti che qualificano il livello decisionale degli utenti – gli utenti decisionali avranno un peso maggiore -, e coefficienti che pesano il livello di estensione del flusso informativo – dal primo livello interno ai confini interni dell'impresa, al livello in cui l'informazione coinvolge utenti esterni al perimetro, business partners, clienti, fornitori, etc.).
Senza cadere nell'illusione della crescita esponenziale dei fenomeni (tipica nella teoria “pura” delle reti dove l'aggiunta di un nodo provoca una esplosione esponenziale dei links) a fronte di un valore assegnato a una variabile in gioco, la formula messa a punto (che viene adattata nei coefficienti caso per caso) permette di relazionare tra loro le variabili, offrendo comunque un valore rappresentativo che ci indica chiaramente che agire sul coinvolgimento degli utenti insieme alla riduzione dei tempi di latenza decisionale, tale valore cresce significativamente.
Naturalmente la metodologia RDL non contempla gli aspetti soggettivi (sebbene è importate considerarli) legati alle singole capacità di analisi e decisionali degli utenti (è questo un problema di formazione e di conoscenza), così pure la “monetizzazione” dell'incremento del valore dell'informazione (tranne le aziende che producono informazioni – pensiamo alla società di analisi e di ricerca – per metterle sul mercato). Ogni azienda beneficerà del patrimonio informativo incrementato sui processi decisionali e potrà affermare: “quanto mi sarebbe costato non sapere che quel cliente continuava a “portarci a spasso” mentre noi seguivamo ad investire commercialmente in lui, … inutilmente”, piuttosto che “quanto avremmo perso in fatturato aggiunto se non avessimo avuto le informazioni che ci indicavano i positivi feedbacks dell'ultima campagna commerciale”, e ancora “se non avessimo dato giornalmente le informazioni sull'utilizzo dei fidi cliente e sui comportamenti di pagamento ai nostri agenti, saremmo ora diventati una banca finanziatrice dei clienti insolventi, con la beffa aggiuntiva che i nostri agenti, non disponendo delle informazioni puntuali, avrebbero, in taluni casi, continuato a fornire prodotti a rischio di ulteriori insolvenze”.
|
| KYROS in fase di analisi e di verifica dei risultati sui progetti di Business Intelligence adotta il modello RDL per assicurare al Cliente i ritorni misurabili sulla riduzione dei tempi decisionali e l'incremento sensibile del valore dell'informazione. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
© Kyros 2005
credits: |
KYROS
Modena - Milano
Sede legale e Amministrativa: Viale Virgilio 54/I, 41010 MODENA • ITALY
Tel. +39 059-847204 • Fax +39 059-8860108
E-Mail: marketing@kyros.net |
|
|
|